martedì 3 dicembre 2013

L'astronave fai-da-te

Più facile del previsto. L'astronave aveva fatto il suo dovere e la famiglia Watson era arrivata sana e salva a destinazione. Pensate, un'astronave fai-da-te... ma di ultima generazione. Joe l'aveva acquistata su un sito americano specializzato in diavolerie tecnologiche, a un prezzo d'occasione. Aveva visto che accettavano la sua carta di credito, così dopo una breve meditazione si era deciso, e aveva compilato il modulo spendendo con un leggero sussulto al cuore i circa 4.500 euro richiesti, cifra che corrispondeva agli ultimi risparmi ancora a sua disposizione. Ma ne era valsa valsa la pena. Il pacco è arrivato da Houston nel giro di una settimana. Un kit con tanto di istruzioni e link a un tutorial online, per eseguire il montaggio partendo da zero esattamente come per un mobile Ikea. Due o tre volte Joe aveva dovuto smontare e rimontare alcune parti dell'astronave incastrate al contrario, rischiando come minimo di rovinare le viti, ma alla fine il risultato lo aveva inorgoglito: l'astronave era perfetta. Almeno in apparenza. Ma anche in pratica, sì, visto che le prove di accensione non avevano rivelato guasti imprevisti. Tutti i collegamenti erano stati attivati e le procedure di controllo erano state superate. C'era anche un numero verde da chiamare per segnalare eventuali inconvenienti o chiedere informazioni aggiuntive e Joe lo aveva digitato per puro scrupolo, giusto per dire che era andato tutto bene e che era pronto alla partenza. La centralinista ne aveva approfittato indicandogli di usare Skype per il collegamento finale, quello con la base di Houston, quello che avrebbe dovuto accompagnare la famiglia Watson nelle varie fasi del decollo. Verso la luna. Già, era quella la destinazione prescelta. I Watson avevano deciso di trasferirsi sulla luna. L'idea era partita da Joe, che da un lato era stanco di leggere ogni giorno nel suo oroscopo che gli era opposta e sfavorevole, sempre pronta a mettergli il bastone tra le ruote, e dall'altro essendo ormai diventato un fan di Giacomo Leopardi (lo aveva scoperto due anni prima, quando si era trasferito in Italia per lavoro) ne aveva condiviso la stessa ossessione. "O graziosa luna, io mi rammento che, or volge l'anno, sovra questo colle io venia pien d'angoscia a rimirarti", scrisse il poeta. La stessa angoscia che Joe aveva conosciuto nell'ultimo periodo, quando una serie di circostanze complicate si erano sommate una all'altra rendendo la sua vita invivibile. L'idea di partire era stata subito condivisa da sua moglie, Jenna, che sperava in questo modo di veder nuovamente felice il marito, e dalle bambine, Elisabeth e Margot, che erano più che altro incuriosite dall'idea di quel viaggio misterioso. Il giorno della partenza Joe aveva lavorato fin dalla sera prima, predisponendo la rampa di accelerazione all'interno del garage, con il tetto scoperchiato per permettere il decollo. Nessun vicino si era accorto di nulla, a parte forse la vecchietta della palazzina di fronte, all'ultimo piano, che spiava ogni minimo movimento nella via sottostante. Ma niente poteva ormai fermare Joe. E puntualmente, all'alba, assieme a sua moglie e alle bambine, aveva indossato le tute acquistate sempre su internet, infilato il casco, e si era seduto alla postazione di comando lanciando la chiamata su skype verso l'utenza di Houston corrispondente alla Astromaniac Company, la ditta produttrice dell'astronave fai-da-te. (1 - continua)